Spesso, nei film biografici, accade che il biografato non c’è: c’è un attore, più o meno rassomigliante e credibile, che lo interpreta, vediamo episodi della sua biografia, ma la dimensione umana del personaggio, il suo carattere, la sua aura, non vengono fuori: esigenze di brevità, forse; o forse il fatto che, quando di qualcuno abbiamo… Continua a leggere Un’occasione persa
“Perdutamente”: la forza di vivere
Recentemente, in un’intervista, Fosca Navarra ha descritto Perdutamente come un libro sull’adolescenza: io credo che ciò sia riduttivo: Perdutamente è un libro sull’intensità, sul vivere al limite, sul crinale pericoloso tra la fedeltà all’immaginario che ci ha formati e lo schianto inevitabile col reale. “Voglio una vita all’altezza della mia immaginazione” ha scritto Ilaria Palomba… Continua a leggere “Perdutamente”: la forza di vivere
Patrizia Baglione, “Madre che resta”
Se nella precedente raccolta dell’autrice, Nero crescente, amore e morte costituivano un nesso identitario, in Madre che resta tale nesso trova un oggetto in cui incarnarsi: il corpo del feto abortito, frutto d’un amore che è morto a sua volta. Sono numerose le occorrenze della parola morte tra i versi: “voglio smettere di morire /… Continua a leggere Patrizia Baglione, “Madre che resta”
Tugan Sokhiev
(a Ilaria Palomba, compagna d'avventure musicali) Uno dei miei concerti per pianoforte e orchestra preferiti è il Secondo di Prokof’ev, e lo è soprattutto per ciò che accade poco dopo l’inizio del quarto movimento. Indicato come Allegro tempestoso, inizia come una guerriglia tra pianoforte e orchestra, col solista impegnato in repentini salti di registro e… Continua a leggere Tugan Sokhiev
Sospesi tra la merce e il Sacro: Ilaria Palomba, “Homo homini virus”
Partiamo dalla fine: Homo homini virus, romanzo giovanile di Ilaria Palomba, ha uno dei finali più impressionanti della narrativa contemporanea: bello e terribile, esso getta retrospettivamente la sua luce su tutta l’opera, rivelandone la sacralità che fino a poco prima sembrava negata, giacché la trama e le atmosfere parevano orientate, piuttosto, alla dissacrazione. Esplicito è… Continua a leggere Sospesi tra la merce e il Sacro: Ilaria Palomba, “Homo homini virus”
A sessant’anni e mezzo di distanza
A 14 anni vedevo Otto e mezzo almeno una volta a settimana: per me era il massimo del cinema, e il cinema il massimo dell’arte. Fellini era appena morto e c'era l'aura di un mito ancora fresco. Rivederlo oggi è assistere a un magnifico concerto di musiche di Nino Rota e a una messinscena superba,… Continua a leggere A sessant’anni e mezzo di distanza
25 aprile
Quando le elezioni italiane erano state vinte da un partito neofascista, Aurelio aveva passato diversi giorni a guardare documentari su Mussolini, arrivando a formulare riflessioni originali.Per Aurelio, la vera unità d'Italia non l'hanno fatta i padri risorgimentali: l'ha fatta Mussolini, che per primo ha avuto i mezzi di comunicazione per arrivare a tutti gli italiani.… Continua a leggere 25 aprile
Il tonfo di un Icaro moderno
Il mistero di Oberwald è veramente un brutto film: e non perché il soggetto, tratto da un pomposo dramma di Cocteau, sia poco congeniale ad Antonioni, poiché dalla recitazione straniante degli attori è evidente che il regista vi si accosta con intento ironico, che lo svuota dall'interno rendendo il dramma un dramma di marionette, un… Continua a leggere Il tonfo di un Icaro moderno
Prima di entrare nel nulla
Non avevo mai ascoltato con attenzione e per intero la Decima sinfonia di Mahler nella ricostruzione di Deryck Cooke: l'ultimo movimento della Nona aveva un carattere così conclusivo, una così forte suggestione testamentaria che una parte di me, pur sapendo dell'esistenza della Decima, non aveva mai voluto approfondirla. Tutte le volte che avevo ascoltato il… Continua a leggere Prima di entrare nel nulla
Murakami, Ozawa e l’arte del dialogo
Un bel libro da cui ho imparato poco rimane comunque un bel libro. Murakami e Ozawa, lo scrittore appassionato di jazz che ama anche la musica classica e il direttore d'orchestra classico che però ama anche il jazz dialogano per quasi trecento pagine senza che mai il tono del discorso subisca una caduta, senza che… Continua a leggere Murakami, Ozawa e l’arte del dialogo









