Partiamo dalla fine: Homo homini virus, romanzo giovanile di Ilaria Palomba, ha uno dei finali più impressionanti della narrativa contemporanea: bello e terribile, esso getta retrospettivamente la sua luce su tutta l’opera, rivelandone la sacralità che fino a poco prima sembrava negata, giacché la trama e le atmosfere parevano orientate, piuttosto, alla dissacrazione. Esplicito è… Continua a leggere Sospesi tra la merce e il Sacro: Ilaria Palomba, “Homo homini virus”
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“Città metafisiche”: la poesia ustionante
Hai ragione, deridi questa mia nuda vita incapace a fermarsi che s'interrompe prima di aver bevuto il sole. Tutto ciò che avevo da dirti, solitudine amata, è questo cuore vivo che a volte, sordo, muore. Città metafisiche è, nella produzione poetica di Ilaria Palomba, l’episodio più vicino alle sonorità scabre, al realismo allucinato di certo… Continua a leggere “Città metafisiche”: la poesia ustionante
Ilaria Palomba e le crisi della presenza
Io non riesco a lasciare questo spazio vuoto perché non sento la differenza tra io e tu e non so cosa sia io e cosa mondo. Io non riesco a dire io senza frangere ai bordi delle cose in granuli di polvere bistranti caligine aurea o nera lisa - cenere di carcame. Io finisco per… Continua a leggere Ilaria Palomba e le crisi della presenza
“Dentro le cose vive / sento le cose morte”: la poesia di Ilaria Palomba
Gioia di restare è un gesto, residuo di esistenza bucata. Siamo inchiodati alla stessa croce, estasi è separazione. Vivaldi di notte, un verso di Alejandra e dopo l'acqua stilla, evapora, non possiamo berla. Dire acqua è dire nulla, non estingue la sete, la parola rivela un corpo estraneo. Se io ti vedessi su questa radura… Continua a leggere “Dentro le cose vive / sento le cose morte”: la poesia di Ilaria Palomba



