Il padre tiene in braccio la bambina in una foto anni Settanta dalle atmosfere inospitali, i toni pastosi che avvampano tra le forme geometriche degli arredi e le scarpe chiodate. Interno giorno popolato di volti intorno a una torta con tre lumini accesi, preludio all’assaggio del buio e alla grandine di applausi. Una capriola della… Continua a leggere Il canto delle bambine rotte: Silvia Rosa
Categoria: Voci di poesia
“Quando sono nata ho smesso di essere aria”
(postfazione al libro omonimo di Marilena Votta, Edizioni Progetto Cultura, 2025)Sono nata da una madre in lutto scrive Marilena Votta, e questa dichiarazione è quasi la premessa di una scrittura scavata nel trauma e nello splendore di esistere. Se la poesia, diceva Zanzotto, è eterna riabilitazione da un trauma di cui s’ignora la natura, quella… Continua a leggere “Quando sono nata ho smesso di essere aria”
“Perdutamente”: la forza di vivere
Recentemente, in un’intervista, Fosca Navarra ha descritto Perdutamente come un libro sull’adolescenza: io credo che ciò sia riduttivo: Perdutamente è un libro sull’intensità, sul vivere al limite, sul crinale pericoloso tra la fedeltà all’immaginario che ci ha formati e lo schianto inevitabile col reale. “Voglio una vita all’altezza della mia immaginazione” ha scritto Ilaria Palomba… Continua a leggere “Perdutamente”: la forza di vivere
Patrizia Baglione, “Madre che resta”
Se nella precedente raccolta dell’autrice, Nero crescente, amore e morte costituivano un nesso identitario, in Madre che resta tale nesso trova un oggetto in cui incarnarsi: il corpo del feto abortito, frutto d’un amore che è morto a sua volta. Sono numerose le occorrenze della parola morte tra i versi: “voglio smettere di morire /… Continua a leggere Patrizia Baglione, “Madre che resta”
“Città metafisiche”: la poesia ustionante
Hai ragione, deridi questa mia nuda vita incapace a fermarsi che s'interrompe prima di aver bevuto il sole. Tutto ciò che avevo da dirti, solitudine amata, è questo cuore vivo che a volte, sordo, muore. Città metafisiche è, nella produzione poetica di Ilaria Palomba, l’episodio più vicino alle sonorità scabre, al realismo allucinato di certo… Continua a leggere “Città metafisiche”: la poesia ustionante
Il quoziente di salvezza della parola: Annamaria Ferramosca, “Andare per salti”
“La prima impressione lasciatami da questa silloge di Annamaria Ferramosca è quella di uno straordinario senso di libertà, che si sprigiona da contesti di vita quotidiana (interni, passeggiate, viaggi in treno, supermercati), area domestica con segnali come recita il titolo di uno dei testi poetici” scrive Caterina Davinio nella meravigliosa prefazione. E continua: “Un’aria quasi… Continua a leggere Il quoziente di salvezza della parola: Annamaria Ferramosca, “Andare per salti”
Tra il femminismo e il blues: Elisa Audino in “Io qui ci vivo”
Nel 2017 mio figlio è stato operato per un tumore al cervello. Un’esperienza di dolore intenso che ha bloccato ogni cosa. È stato fortunato, oggi è sano, sta bene, suona il pianoforte, è un entusiasta con le sue dissonanze e fragilità, come tutti. E io ho iniziato a scrivere poesie subito dopo. Forse la mia… Continua a leggere Tra il femminismo e il blues: Elisa Audino in “Io qui ci vivo”
Giorgio Ghiotti, “Ipotesi del vero”
Troppo poco allenato il piede a solcare per intero la distanza che spariglia le carte e ci trasforma in pavidi spettri del nulla, troppo elementare credere al traslucido del cuore, al ritorno anonimo in forma di sogno. Mi toccherà d’indovinare la tua voce sirena arborea, stellata figura nel primo canto estivo degli uccelli, di nido… Continua a leggere Giorgio Ghiotti, “Ipotesi del vero”
Marthia Carrozzo e Claudio Fabi: il corpo e il rito
Sia Marthia Carrozzo che Claudio Fabi sono artisti del suono. Fabi è musicista e produttore discografico, oltre ad essere padre del famoso cantautore Niccolò; Marthia scrive poesie e le interpreta, con la sua voce cantilenante e ammaliante, con una recitazione spesso convulsa, quasi sempre ieratica e statuaria, per usare le parole di Fabi. Di bellezza… Continua a leggere Marthia Carrozzo e Claudio Fabi: il corpo e il rito
Rita Greco, “La gioia delle incompiute”
È dura e asciutta la voce di Rita Greco, eppure possiede una sua grazia gioiosa. Una gioia pacata, malinconica senza essere offuscata dalla malinconia: una gioia che è capacità di tutto comprendere ma di accogliere solo il necessario. In nessuna parola del suo La gioia delle incompiute (Ladolfi, 2021, con prefazione di Alfonso Guida) Rita… Continua a leggere Rita Greco, “La gioia delle incompiute”









