Leggere questa parte dell’epistolario di Cristina Campo suscita un misto di esaltazione e sbigottimento. È tutto altissimo, tutto in luce in queste lettere, anche quei passaggi che non si capiscono bene perché fanno riferimento a cose note solo ai corrispondenti. Una donna misteriosa, spirituale sì, e inconciliabile con tutto ciò che non è assoluto, eppure concreta, tagliente, di grande spigliatezza mondana, e credo di grande fascino mondano. Una che sembra senza pentimenti, senza quegli esami di coscienza cui la letteratura cristiana ci ha abituati. Anche il nome con cui si firmava, Vie -un nome sensuale in una creatura così castigata- affascina, confonde, sorprende. Infine illumina. Tre soli caratteri per una contraddizione così intrigante.
È una creatura che esalta e sconforta. Non so se sia più generosa o spaventosa, se aiuti gli altri per altruismo o per salvarsi l’anima, se voglia star loro accanto o schiacciarli con la sua superiorità. Sembra non aver mai dubbi. Forse cinquecento anni fa avrebbe acceso dei roghi. Dostoevskij, con la sua foga predicatoria, è più umano, perché predica il bene, ma è affascinato dal male e lo rappresenta, comprende la ridondanza e la polvere. Cristina Campo non prova che ripugnanza per l’imperfezione. Non ha tolleranza per l’errore umano. La sua aspirazione è l’idillio. Alla migliore amica che sta perdendo il marito non trova di meglio che scrivere delle proprie sofferenze spirituali e fare giaculatorie simili a quelle del mio amico neocatecumenale del liceo. Ho detto migliore amica; ma aveva amici Cristina Campo? Chi scatenava la sua intolleranza veniva depennato dalla lista delle persone esistenti -come capitò al povero, e veramente generoso, Danilo Dolci. Ma generosità e arte non vanno d’accordo. La disumanità in un poeta non mi stupisce. Mi stupisce la rozzezza delle sue manifestazioni religiose: la clausura, le punizioni, il piegarsi in ginocchio: i segni della sua religiosità sono, più che da intellettuale ipercattolica, da zia bigotta. Se non fosse così spaventosa, sarebbe un essere noioso. Invece è una delle menti più preziose del Novecento.